lunedì 12 gennaio 2009

11 gennaio 1999 - 11 gennaio 2009

Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria
col suo marchio speciale di speciale disperazione
e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi
per consegnare alla morte una goccia di splendore,
di umanità, di verità

Fabrizio de Andrè...
quando io ero piccola, lui era una cassetta in macchina di mio padre. Era il Pescatore, Bocca di Rosa, Marinella e marcondinondero...
Al liceo divenne quello che metteva d'accordo i miei e le odiate (da loro) autogestioni e occupazioni.
10 anni fa' il cordoglio, le immagini dei suoi funerali, la chiesa piena e le lacrime del figlio Cristiano, e delle migliaia di persone intorno. Quella sera in televisione un concerto della sua ultima tournée e tutta la famiglia schierata sul divano a canticchiare.
Da qualche anno Faber aveva smesso di essere un nastro gettato per caso sul cruscotto: quella cassetta, Canzoni, l'avevo ascoltata... c'era stato l'Incontro, la Canzone dell'amore perduto... quelle rose e quelle viole, le stesse della donzelletta di Leopardi - guarda caso! - non mi hanno più lasciato.

Con la sua morte la sensazione di aver avuto in dono, per sempre,una voce che avrebbe cantato la vita mia e degli altri in un orizzonte di umanità allargato, come di un tramonto che non diventa mai notte.

All'inizio furono nomi e e storie ad aprirmi le porte del suo mondo... Micchè, Nancy, il giudice...

Poi è arrivato l'amore e le sue parole lo hanno cantato: Giugno '73 nelle mattine nebbiose di Dublino, lo sprono alla scelta Quando verranno a chiederti del nostro amore, la malinconia Caro amore, la fine delle illusioni e la speranza superstite Amore che vieni, amore che vai, e poi, ancora e soprattutto, la necessaria Canzone dell'amore perduto, ancora quel rosso e quel viola custodi di un bacio e di tutto il resto.

E poi nel 2003, la scoperta dell'errore, del gioco sbagliato, e la sua voce per me trasferita in uno di quei quartieri dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi...

De andrè è il mio amico Oriol, è il mio primo viaggio la fino alla sua tomba, è un anello con una pietra rossa, quel tetto di Genova a cui ho affidato i miei sogni 5 anni fa', un bacio bianco... nuvole, poesia...

Arrivo con un giorno di ritardo, ma ieri era il giorno del silenzio, le uniche parole che ieri meritavano di occupare l'aria erano le sue. Oggi le mie, il mio grazie...

2 commenti:

luca ha detto...

http://www.youtube.com/watch?v=wbhlu6_h-Ak

Diego ha detto...

Bellissimo!... per me De Andrè è ciò che credo di essere e che non riesco però ad essere fino in fondo. Non ho mai avuto in vita mia una costante adorazione per qualcuno, qualcosa che durasse più di una stagione. Tranne che per De Andrè. E nonostante non sappia ogni parola di ogni sua canzone a memoria, non conosca quasi nulla di lui, non ho timore di dire che De Andrè ha rappresentato e continua a rappresentare le lenti migliori attraverso le quali gustare (ed evitare di giudicare) questo mondo meravigliosamente eterogeneo...